Museo preistorico

Il Museo Preistorico

Area 4, 5, 6 - Paleolitico inferiore Modo 2

Le ricerche fino ad ora effettuate hanno dimostrato che 600.000 anni fa si diffondono in Europa nuovi gruppi umani  attribuiti a Homo heidelbergensis che conoscono una tecnologia più evoluta di lavorazione della pietra, rappresentata soprattutto da un manufatto a simmetria bilaterale ottenuto con distacchi bifacciali, noto come "amigdala".
L’incremento della frequenza dei siti caratterizzati tra l’altro da questo manufatto, datati nella nostra regione tra 458.000 anni (Anagni-Fontana Ranuccio) e 250.000 anni (Ceprano-Campogrande-Colle Avarone, Arce-Isoletta, S. Giovanni Incarico-Lademagne, Pontecorvo-Cava Panzini, Aquino-Cava Pelagalli, Casalvieri), sembra indicare una maggiore adattabilità agli ambienti e alle variazioni climatiche degli artefici di questo aspetto culturale. Oltre a numerose amigdale provenienti dai siti ricordati, sono esposti nel museo numerosi manufatti su osso, frequenti in questa fase, e la splendida amigdala, ottenuta scheggiando una porzione di spesso osso di elefante, rinvenuta nel giacimento di Anagni Fontana-Ranuccio, datato 458.000 anni.
I resti fossili umani (quattro denti da Anagni-Fontana Ranuccio; ulna, tibia e frammento di cranio da Pofi-Cava Pompi) testimoniano la presenza di Homo heidelbergensis, rinvenuto anche in altre zone d’Europa, (sono esposti nel Museo i calchi della mandibola di Mauer, il cranio di Tautavel e quello di Petralona attribuiti a questa specie).
La fauna è rappresentata da numerosi reperti originali di Elephas antiquus, il gigantesco elefante che viveva nel Lazio, contemporaneo degli ominidi che spesso utilizzavano porzioni delle diafisi per realizzare manufatti in osso, alcuni particolarmente elaborati.  Di questa specie sono esposti  due crani, uno di giovane ed uno di adulto, alcune mandibole, 5 difese, coxale e femore dello stesso individuo, le ossa di un piede in connessione anatomica; questi reperti sono stati rinvenuti a Pofi, Ceprano, Isoletta, S. Giovanni Incarico, Strangolagalli. Il genere Mammuthus è rappresentato con tre specie  M. meridionalis (da Castro dei Volsci), probabilmente M. trogontherii (da Isoletta) e M. primigenius (da Veroli S. Anna).
Sono esposti anche notevoli resti di Cervo, Daino, Bue primigenio, Ippopotamo, Rinoceronte, Castoro.
Particolarmente interessanti sono i resti paleobotanici (strobili di conifere, semi, “ciottoli” di legno modellati dall’azione delle acque sulle rive del bacino Lirino e i resti di molluschi di acqua dolce provenienti dal giacimento di Isoletta (Arce). Da questo sito, esplorato dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici del Lazio con la collaborazione del Museo di Pofi in seguito ai lavori per la realizzazione della linea ferroviaria alta velocità, provengono centinaia di reperti (manufatti in pietra e notevoli resti di elefante).

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