Museo preistorico

Il Museo Preistorico

Convegno internazionale “The Ceprano Hominid: Humans in the focus of our evolution”

In occasione del convegno internazionale che si è tenuto dal 16 al 19 marzo 2005 a Roma, Ceprano e a Pofi per il decennale della scoperta del cranio umano fossile noto come Argil (800.000 anni), al Museo preistorico di Pofi sono state allestite due mostre. La prima è dedicata all’artista Carlo Ranzi, che ha dedicato molto del suo lavoro alla ricostruzione dei volti degli ominidi con risultati apprezzati in tutto il mondo.
La signora Roberta Ferrara ha concesso che nel Museo di Pofi fossero esposte molte opere del marito, che ora illustrano il percorso didattico. Molto bella la ricostruzione del volto del bambino di Taung, realizzata sia con immagini che modellata partendo dal calco del fossile, esposta nella vetrina 3.
La seconda, che occupa sei espositori nell’area destinata alle mostre periodiche, è dedicata al Paleolitico inferiore del Lazio meridionale e nell’ambito di questo lunghissimo periodo della preistoria umana, la mostra mette in evidenza i manufatti più antichi rinvenuti nella zona.
Nel Convegno sono stati discussi temi importanti relativi all’arrivo dell’uomo in Europa, alle fasi evolutive umane intorno ad un milione di anni fa, ai percorsi sulla diffusione dell’uomo in Europa, e naturalmente anche degli aspetti  culturali, in questo caso ricavati dai manufatti in pietra dell’uomo preistorico, così ampiamente rappresentati nel territorio e quindi nel Museo. Connesso alla diffusione dell’umanità preistorica in Europa è il problema della diffusione degli aspetti tecnologici. Come è noto in Africa i primi manufatti in pietra risalgono a circa 2,5 milioni di anni e sono realizzati con una tecnologia semplice definita di Modo 1.
Dopo circa un milione di anni, sempre in Africa, intorno a 1,5 milioni di anni fa comincia a trovarsi un manufatto di tecnica bifacciale, con simmetria bilaterale, a forma di grande mandorla, da cui il nome dal greco “amigdala”.
La presenza di questo particolare manufatto, che implica comunque una evoluzione nella produzione di oggetti  litici, caratterizza una serie di siti preistorici che vengono indicati di Modo 2.
Fino a pochi anni fa si pensava che l’uomo avesse lasciato l’Africa quando era stata realizzata la tecnologia di Modo 2, indizio di maggiore evoluzione e quindi anche di maggior adattamento alle più rigide condizioni climatiche delle aree settentrionali rispetto la regione di partenza, temperata calda…
La ricerca archeologica aveva messo in evidenza che in Europa erano presenti alcuni siti con una concentrazione di manufatti litici di tecnologia di Modo 1. Il record fossile europeo però sembrava non superare i 500.000 anni.
Le scoperte dell'uomo di Ceprano e dei resti umani di Atapuerca in Spagna, quelle importantissime di Dmanissi in Georgia nel Caucaso, con cinque crani umani e  mandibole datate un milione e settecentomila anni, associati a manufatti con tecnologia di Modo 1, hanno aperto nuovi orizzonti anche in rapporto agli aspetti culturali dei primi europei. Nel Lazio meridionale è nota la presenza di alcuni siti con manufatti di tecnologia di Modo 1 già dal 1971 ad Arce e poi a Castro dei Volsci.
Le ricerche hanno messo in evidenza che nel Lazio meridionale vi sono testimonianze della tecnologia più antica anche a Ceprano-Campogrande e Anagni-Colle Marino.
Questi siti ora possono essere datati a circa un milione di anni e il cranio fossile di Ceprano è la testimonianza di questa antica umanità.
Nella mostra attualmente aperta è possibile osservare un vasto campione di manufatti dei siti ricordati, nei quali predominano i choppers e i chopping-tools...

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