Un po' di storia

Preistoria

In età preistorica, Pofi è uno dei tanti centri vulcanici della attuale Media Valle Latina; la sua attività vulcanica a carattere areale presenta numerose analogie con i centri vulcanici del Lazio posti più a Nord (quali i Colli Albani) e si è sviluppata lungo linee di frattura attivate dopo il sollevamento della catena appenninica. Le effusioni laviche in questa zona oscillano tra i 700.000 e 400.000 anni. Gli edifici vulcanici della Media Valle Latina (tra cui Arnara, Tecchiena) presentano caratteristiche simili: si tratta di edifici di tipo misto in cui i prodotti esplosivi (piroclastici) prevalgono su quelli effusivi (lave).

Secondo quanto emerso nell'ultimo cinquantennio dagli scavi archeologici effettuati sul sito "Cava Pompi", frequentazioni umane nel territorio pofano sono testimoniate sin da epoca preistorica. I resti umani rinvenuti consistono di una diafisi tibiale e due piccoli frammenti di cranio; un' ulna è stata invece rinvenuta fuori dal livello stratigrafico. Tali resti erano stati inizialmente messi in relazione con l' uomo di Neanderthal e datati all' era interglaciale Riss-Wurm, tra Palolitico inferiore e medio. Studi successivi hanno fatto invece propendere verso l' Homo erectus, poiché lo strato di pozzolana in cui sono stati rinvenuti è sottostante a una colata lavica del vulcano di Pofi datata a circa 400.000 anni.

La fauna emersa dal medesimo livello è risultata costituita da esempalari di elefante, bue primigenio, megacero e Macaca florentinus, un Primate.

L'industria litica sembra privilegiare manufatti ricavati su lava, rispetto alle selci e risulta costituita da raschiatoi, perforatoi, grattatoi, bulini e ancoches; i manufatti appartengono al Paleolitico medio, al Paleolitico superiore, al mesolitico, al neolitico e all'età dei metalli.

Etimologia

Il nome “Pofi” è attestato per la prima volta in un codice pergamenaceo dell’archivio di Montecassino, datata al 1019. Le ipotesi circa l’etimologia del nome rivelano un certo intento di mitizzare e nobilitare le origini del paese: alcune fonti del XVI° secolo fanno derivare il nome di Pofi dai Proci, mitici pretendenti di Penelope, che avrebbero abitato questi luoghi; restando in ambito greco, altre testimonianze fanno derivare il nome da polis (povli"), città, e ophis (oj[fi"), serpente, ipotizzando una colonia greca nel territorio, in realtà finora non documentata. Secondo alcuni, inoltre, il nome di Pofi deriverebbe dall’espressione, ancora greca, hoi ap’ophios (oiJ ajp jo[fio"), quelli del serpente, in relazione al culto del dio Esculapio; essi ritengono infatti che sotto l’attuale chiesa di S. Antonino si trovasse un tempio dedicato alla divinità pagana, il cui simbolo è, appunto, il serpente. L'ipotesi troverebbe conferma nello stemma di Pofi, costituito da una serpe avviticchiata a un albero di quercia. Ma la semplice coincidenza non rende le testimonianze più veritiere.

Età classica

Non esistono testimonianze su Pofi precedenti al periodo medievale; il paese non compare nei documenti epigrafici (raccolti nel Corpus Inscritionum Latinarum, CIL) ed è ignorato dalle fonti di età classica. Tuttavia sul territorio pofano sono stati rinvenuti reperti di epoca romana: giare per olio, tegole e terrecotte (ex voto);

Non siamo dunque in grado di ricostruire il popolamento del territorio in questo periodo e i resti di epoca romana rinvenuti in contrada S. Benedetto restano privi di un contesto più dettagliato. Attualmente mancano studi specifici in proposito.

Medioevo

Già nel primo documento che ne attesta l'esistenza, Pofi appare come Castellum. Dobbiamo precisare che con il termine Castellum i documenti medievali indicano due realtà distinte: il castello in senso moderno, cioè una fortezza presidiata dai soldati e abitata solo dal castellano e dalla sua famiglia, ma anche il villaggio fortificato, cioè un centro abitato circondato da mura e fossato; esso, oltre alla residenza del signore comprendeva di solito anche una chiesa castellana. Il Castello di Pofi doveva rispecchiare proprio queste ultime caratteristiche e probabilmente includeva fin dall’inizio la Chiesa castellana di S. Maria (ovviamente con aspetto ben diverso da quello odierno), che nei documenti viene menzionata già a partire dal 1108; sicuramente si può affermare che il Castello feudale racchiudesse la massiccia torre di vedetta in pietra basaltica alta 25 m e una cinta muraria, di cui si conservano ancora oggi le due porte e i bastioni di fortificazione. Esso fu costruito con il consenso del Vescovo di Veroli, ma nulla si sa né dell’ordinamento interno né dell’assetto sociale e religioso. Il fenomeno dell'incastellamento si manifestò contemporaneamente in tutto il territorio di Campagna, regione corrispondente in gran parte all'attuale provincia di Frosinone, come nella Terra di S. Benedetto, che aveva come centro l'attuale Cassino. I Castelli venivano costruiti per volontà dei Signori che chiamavano i lavoratori ad insediarvisi, assicurando lavoro e tranquillità di vita. Nel castello di Pofi si era stabilito un nucleo di popolazione libera che attendeva ai lavori di dissodamento e coltivazione delle terre circostanti e che in caso di pericolo si rifugiava entro la cinta fortificata. Verso la fine del XIII sec. nel Castello di Pofi si era consolidata un’aristocrazia di proprietari terrieri; qualche decennio dopo, Pofi diventa dominio dei Caetani.

La Signoria dei Caetani (sec. XIV-XVI)

La famiglia dei Caetani, come si evince anche dal nome, era originaria di Gaeta ed era distinta in vari rami: Caetani di Napoli, di Pisa, di Roma e Anagni, ecc.; la storia di Pofi rientra nella sfera di influenza dei Caetani di Roma e Anagni. I Caetani compaiono a partire dalla seconda metà del XII° secolo come famiglia nobile, ricca e potente. Il cardinale Benedetto Caetani, ancora prima di essere nominato Papa con il nome di Bonifacio VIII, acquistò beni rustici e urbani presso Frosinone, tra cui anche beni del Castello di Pofi. Durante il suo pontificato, Bonifacio acquistò altri territori con i quali riuscì a creare un vasto territorio in Campagna e Marittima, lo Status Caietanorum, secondo il progetto del pontefice, esso avrebbe dovuto costituire un baluardo ai confini con il regno di Sicilia, per la difesa degli interessi della Chiesa. La realizzazione di questo disegno inseriva i Caetani tra i feudatari del Lazio Meridionale, insieme ai D’Aquino e Da Ceccano. La creazione del dominio dei Caetani impedì ai Colonna, famiglia rivale per la supremazia di Roma, di estendere la propria influenza verso il mezzogiorno.

Il Castello di Pofi venne a far parte di questo dominio tramite acquisizioni effettuate nell'arco di un ventennio; tali acquisti furono ratificati dallo stesso Bonifacio con una Bolla del 1303 e segnarono l'inizio di una signoria che si protrasse quasi alle soglie del XVI° secolo.

Le inimicizie dei Caetani con i Colonna, nonchè i contrasti del Papa con Filippo il Bello sfociarono nell'affronto subito da Bonifacio VIII nel cosiddetto schiaffo di Anagni. L'episodio ebbe ripercussioni anche sul Castello di Pofi: Sciarra Colonna, sfruttando abilmente la situazione, nel 1304 occupò il Castello di Pofi, dopo averne cacciato i Caetani; tale occupazione durò per breve tempo, dopodiché il Castello fu restituito ai Caetani, i quali, come abbiamo ricordato, conservarono il potere fino al XVI° secolo, sebbene con alcune soluzioni di continuità.

La Signoria dei Colonna (sec. XVI-XIX)

Con la bolla di Papa Clemente VII del 1523, il Castello di Pofi passò dal dominio dei Caetani a quello della non meno potente famiglia Colonna, del ramo di Paliano. Nel corso di sessant’anni nel Castello di Pofi si verificò la successione dei seguenti baroni: Caetani d’Aragona, Colonna, Borgia, Colonna, Farnese, Colonna, Carafa e di nuovo i Colonna. Per tutto il XVI sec., le notizie riguardanti il Castello di Pofi sono molto scarse.

Nel XVII sec. il dominio colonnese esistente nello Stato della Chiesa, che comprendeva 27 feudi, fu riordinato e diviso in due stati: lo Stato di Pofi e lo Stato di Genazzano. Lo Stato di Pofi risultò costituito dalle terre di Pofi, Sonnino, Ceccano, Patrica, Arnara, Falvaterra, Vallecorsa, Castro, Ripi, Santo Stefano, San Lorenzo, Giuliano, Morolo, Sgurgola e Supino. In quanto capo di uno degli Stati colonnesi, Pofi era sede dell'Uditorato generale(o Tribunale Generale dell’Udienza), presieduto dall'Uditore, che rappresentava l'autorità più alta dopo il Barone ed esercitava funzioni giurisdizionali e in parte amministrative sui 15 castelli delllo Stato di Pofi. A capo dei singoli feudi vi era inizialmente un Capitano, poi denominato Governatore, assistito da una Curia baronale, con cancelliere, mandatario, ecc.

La prima metà del XVIII sec. (1707-1746) fu caratterizzata da continue incursioni di eserciti stranieri nello Stato della Chiesa, come le truppe alemanne durante la guerra di successione spagnola (1707-1709). I passaggi spesso si trasformarono in lunghe soste di soldati, con inevitabili soprusi. Nel 1734 l’Uditorato generale dello Stato di Pofi fu stabilito a Ceccano, insieme all'archivio, alle carceri, al barigello (preposto alla direzione delle carceri) e ai birri; i cittadini di Pofi non si rassegnarono mai a tale perdita che significava una perdita di prestigio, e in seguito fecero tentativi, senza risultato, per riappropriarsene. A Pofi rimase solo il Tribunale ordinario, con a capo il Governatore; tuttavia Pofi restò capo dello Stato. Gli uffici dello stato di Pofi rimasero a Ceccano fino al 1816, quando Filippo III Colonna rinunciò alla giurisdizione baronale di tutte terre che passarono sotto il controllo diretto dello Stato Pontificio. Alla fine del XVIII sec. i principi affermati dalla Rivoluzione Francese fecero sentire la propria influenza anche sullo Stato della Chiesa. I Colonna, da avveduti politici, avvertirono le aspirazioni e i sentimenti dei nuovi tempi: nel 1796 operarono una riforma della propria Baronia e riorganizzarono gli Stati di Pofi e Genazzano. Tuttavia le riforma non valsero a impedire che di lì a poco anche Pofi fosse occupata dai francesi, prima dai giacobini e poi da Napoleone.

Pofi tra le due occupazioni francesi

Nel 1798 Roma e lo Stato della Chiesa furono occupati dai francesi e di lì a poco fu proclamata la Repubblica Romana; il Papa venne destituito e spogliato del potere temporale. Con il nuovo ordinamento, il territorio dello Stato fu diviso in 8 Dipartimenti, questi in Cantoni e i Cantoni in Municipi. Le province di Campagna e di Marittima formarono il Dipartimento del Circeo, con Anagni capoluogo; esso comprendeva 18 Cantoni, tra cui il Cantone di Pofi, costituito da Pofi (Capocantone), Arnara, Ripi e Castro. Duarante la Repubblica Romana i francesi erano ricorsi a due espedienti per superare la grande crisi finanziaria: requisizione degli oggetti preziosi delle chiese e incameramento e vendita dei beni della comunità. Gli atti di vendita non erano del tutto ultimati quando venne a cessare la Repubbilca romana.

Nel 1800 fu ricostituito lo Stato del Papa, e la comunità di Pofi dovette affrontare una grave crisi finanziaria, per cui fu continuata la politica francese di vendita dei beni della comunità. Nel 1805 fu venduta la Macchia di Pofi, fatti salvi i diritti di "pascere e di legnare" a favore della popolazione. Ma la comunità chiedeva la salvaguardia dei propri diritti, per cui la Macchia fu ceduta in enfiteusi al Comune di Pofi, che si obbligò a corrispondere un canone annuo in denaro. In seguito la macchia tornò in piena disponibilità al demanio comunale. Nello stesso 1805 a Pofi fu istituito il mercato settimanale, da svolgersi nel lunedì; esso si svolse fin dall'inizio fuori dalle mura castellane, "cioè da S.Rocco al Giardino", mentre non c'erano ancora la strada del Ferro di Cavallo e i suoi muraglioni, costruiti dopo l'Unità d'Italia. Il mercato settimanale diede un certo impulso al commercio locale; prima di esso erano state istituite da Lorenzo Onofrio Colonna la fiera di S. Antonino martire (1 e 2 settembre) e la fiera di S. Sebastiano martire (19, 20 e 21 gennaio, trasferita poi ai giorni 30, 31 luglio e 1 agosto), in onore dei Santi Protettori della Terra di Pofi. La fiera della Madonna degli Angeli (che si svolge tuttora nella domenica in Albis e nel lunedì successivo), invece, sembra posteriore all'istituzione del mercato settimanale.

Nel 1806 le truppe napoleoniche attraversarono lo Stato Pontificio, dirette alla conquista del Regno di Napoli. In quella occasione si accantonarono nel territorio di Pofi 1200 soldati francesi. Dopo che Napoleone ordinò l’annessione di tutto il territorio pontificio all’impero francese (nel 1809), il nuovo ordinamento statale fu instaurato in modo pacifico: il territorio fu diviso in due Dipartimenti o Province; i Dipartimenti in Circondari, i Circondari in Cantoni e i Cantoni in Comuni. Il Diparimento del Tevere comprendeva Roma e i vari Circondari, tra cui quello di Frosinone. I Dipartimenti erano presieduti da un Prefetto mentre i Circondari da un Sotto-Prefetto; a capo dei Cantoni c'era un Giudice di Pace e a capo delle Comuni un Maire, assistito da un Consiglio municipale.

Anche Pofi subì tale riorganizzazione e fu ridotto ad una semplice Comune, soggetta al Cantone di Ceprano, subendo un vero e proprio declassamento. Molto importante in questo periodo fu lo stanziamento di una somma per la costruzione del cimitero, l’istituzione dei “Registri dello Sato Civile” (nascite, matrimoni, morti), in analogia ai registri ecclesiastici di battesimi, matrimoni e morti secondo le disposizioni canoniche del Concilio di Trento. Si provvide ad istallare nella torre civica la “mostra del pubblico orologio” e vennero adottati il calendario e l’ora secondo l’uso francese.

Restaurazione

Dopo la caduta di Napoleone, nel 1814 Papa Pio VII rientrò a Roma, accolto trionfalmente dalla popolazione. Furono ricostituiti gli ordini religiosi, riordinate le amministrazioni pubbliche e restituiti i beni incamerati. Il Contestabile Filippo III Colonnna riacquistò i diritti feudali, aboliti durante l'Impero francese; riorganizzò gli Stati di Pofi e di Gennazzano, facendo rivivere la legislazione precedente. Questo stato di cose ebbe però vita breve: con il Motu Proprio del 1816, Pio VII dettava alcune norme riguardanti la giurisdizione baronale. Il Papa rimetteva nelle mani dei baroni la possibilità di conservare o di abolire la giurisdizione, ma di fatto rendeva piuttosto onerose le condizioni per mantenerla. I baroni ritennero più conveniente rinunciare ai propri diritti feudali, conservando però il titolo nobiliare. Aveva termine così la giurisdizione dei Colonna sugli Stati di Pofi e Gennazzano; i 27 feudi colonnesi da cui erano costituiti passarono, liberi da vincoli feudali, alle dipendenza dirette delle Autorità pontificie. Con la rinuncia del Contestabile ai suoi diritti, Pofi, in quanto capo di uno degli Stati colonnesi, perse il suo primato e il suo prestigio. Il territorio dello Stato Pontificio venne ripartito in Legazioni e Delegazioni, suddivise a loro volta in Governi Centrici, che avevano sotto di loro più comuni, e Appodiati, cioè centri di minore importanza. La provincia di Campagna e Marittima divenne una Delegazione, il cui capoluogo rimase Frosinone; Pofi, insieme ad altre comunità, fece parte del Governo centrico di Ceprano.

Dopo l’Unità d’Italia

Dopo l’occupazione di Roma il territorio pontificio fu annesso al Regno d’Italia, sotto la monarchia Sabauda. Le antiche province pontificie di Viterbo, Civitavecchia, Velletri e Frosinone furono trasformate in Circondari, mentre fu costituita la sola provincia di Roma. I Circondari furono divisi in Mandamenti e i Mandamenti in Comuni, secondo l'ordinamento vigente nel Regno d'Italia. A Pofi il passaggio dal vecchio al nuovo regime fu pacifico e ordinato. Gli amministratori si dimostrarono subito capaci di affrontare problemi fino ad allora rimasti insoluti, tra cui quello urbanistico, di importanza vitale per il centro abitato. In questo periodo fu infatti ultimata la costruzione del cimitero comunale e fu costruita via Ferro di Cavallo. La nuova strada, partendo dal piazzale antistante la Porta dell'Ulivo e la chiesa di S. Rocco (distrutta durante il secondo conflitto mondiale), veniva ad immettersi nella via principale del centro abitato che porta al Castello. Con questa strada si creava un grande raccordo tra l'antico nucleo urbano e il nuovo che si andava creando fuori dalle mura; inoltre si rendeva possibile l'accesso ai veicoli fin dentro il centro abitatato. Agli inizi del 1876 poteva dirsi compiuto anche il cimitero comunale; l'opera si era dimostrata quanto mai necessaria, dal momento che la chiesa di S. Maria non era più in condizioni di accogliere le salme e la popolazione si rifiutava di eseguire le sepolture al lato della chiesa di S. Antonino, dal momento che vi erano infiltrazioni d'acqua.

Nel 1910-1911 gli abitanti di Pofi iniziarono a usufruire di un duplice beneficio: acqua potabile ed energia elettrica. Nel 1912 fu costruita nella Piazza del Mercato, oggi Piazza Vittorio Emanuele III, una fontana recante sulla sommità lo stemma del Comune: una serpe che getta acqua.

La fontana, distrutta durante la guerra del 1940-1945, è stata successivamente ricostruita; quella che osserviamo oggi, sostituisce la precedente per decisione degli amministratori locali (2005).

Le Guerre Mondiali

La storia di Pofi nel periodo tra le due guerre viene a immettersi nella storia nazionale.

Come da molti altri paesi d'Italia, anche da Pofi durante la Grande Guerra partirono per il fronte numerosi giovani. Ma molto più incisiva e distruttiva per il territorio fu la Seconda Guerra Mondiale, soprattutto durante l'ultimo periodo. Dopo lo sbarco e la risalita degli anglo-americani lungo la penisola italiana, Pofi si trovava nella medesima condizione di tutti i paesi limitrofi alla linea Gustav. Il periodo che va dal settembre del 1943, all'indomani dell'armistizio, fino al maggio del 1944, fu uno dei peggiori per le popolazioni della valle del Liri e del Sacco; il nostro territorio visse sotto l'incubo dei rastrellamenti tedeschi per portare ausiliari al fronte e per procurarsi il cibo necessario. Ma il pericolo più grande era quello delle bombe; il cielo era sotto il controllo assoluto degli anglo-americani, i quali sganciavano bombe senza preoccuparsi della popolazione civile. Durante uno di questi bombardamenti andò distrutta la chiesa di S. Rocco a Piazzone, la vecchia fontana "Pilone", nonché numerose abitazioni; non ultime nel ricordo, le numerose vittime civili.

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